Criminalità in aumento, insicurezza diffusa. Ne abbiamo voluto parlare con il Sostituto procuratore presso il Tribunale dei minori di Roma, Simonetta Matone, da anni in prima linea in materia di baby-mendicanti e sicurezza.
Dottoressa Matone, secondo lei, Roma è una città sicura?
Assolutamente no. La nostra è una città profondamente insicura e i reati sono in aumento. E la causa sono soprattutto gli immigrati stranieri senza controllo. La percezione di insicurezza dei cittadini è fondata su un dato reale che forse è ancora più grave.
Il crimine è in aumento a Roma?
I dati sono allarmanti, soprattutto per quanto riguarda le persone che vengono dalla Romania. L’87,60% degli arrestati minorenni nel Lazio sono di provenienza romena, il 77% dei reati denunciati a Roma sono commessi sempre da romeni.
Sappiamo che negli ultimi tempi ha subito diversi furti, ci può raccontare la sua esperienza?
Nell’ultimo caso, due arabi nel quartiere Monte Mario, mi hanno scippato mentre fornivo delle indicazioni stradali. Ma negli ultimi 18 mesi ho avuto la casa svaligiata, la macchina con il vetro sfondato con impronte di un romeno, un tentativo di furto con mia figlia che ha visto due stranieri con il piede di porco in mano e il parabrezza della moto fatto scomparire.
Per l’emergenza minori rom, cosa si può fare?
Senza ombra di dubbio bisogna intervenire sulla potestà genitoriale in maniera molto severa. Lo sfruttamento di questi bambini, infatti, parte dai genitori che mettono in piedi una vera e propria struttura criminale. Tutto questo è dovuto al lassismo delle Istituzioni. In Italia esiste una forma strisciante di razzismo al contrario che porta ad un diverso tipo di trattamento, soprattutto dal punto di vista giuridico. Ci deve essere un minimo comune denominatore etico: se un italiano costringe suo figlio a delinquere in qualsiasi forma, a chiedere l’elemosina e non lo fa andare a scuola, gli viene immediatamente revocata la patria potestà. Perché questo non succede anche quando ad essere sfruttati sono i minori rom?
Infine, cosa pensa dei campi nomadi?
I campi ci possono essere solo se controllati e forniti di servizi. Deve essere applicata la direttiva europea 38/2004 che impone a tutti i cittadini comunitari, quindi anche romeni, trascorsi tre mesi di libera residenza, di dimostrare di avere i mezzi necessari per la propria sussistenza, pena il riaccompagnamento. Si può combattere la criminalità solo se si parte da questo. Non capisco le perplessità su una norma talmente sacrosanta.
Marzo 18, 2008 alle 2:45 pm
Non faccio che sentire gente che come me si lamenta sugli autobus e in metropolitana. Ma questo mica durante la campagna elettorale! Sono anni che ci lamentiamo, che abbiamo sempre piu’ paura. Ormai la vita a Roma è diventata un incubo. E la città è sempre più sporca. Sembra di vivere in un film dell’orrore! Forse per questo vogliono farne la città del cinema?
Perchè non raduniamo tutti i nomadi e li portiamo a casa di Valter e di Ciccio?!
Marzo 18, 2008 alle 5:43 pm
sembra che le istituzioni proteggano più loro che noi. Questi continuano imperterriti a delinquere…. tanto li lasciano fare!
Marzo 18, 2008 alle 6:26 pm
non sono di roma, ma ci lavoro e penso di venire a vivere lì.
roma è una città meravigliosa, ma propone agli occhi dei suoi ospiti e abitanti uno spettacolo raccapricciante.
sporcizia in ogni angolo, delinquenza palpabile, mezzi pubblici vergognosi per una capitale mondiale…il bello è che questo è ben evidente nelle zone centrali!
se uno poi ha la Fortuna di vivere nelle zone periferiche la situazione risulta essere sempre peggiore.
non può essere così…e poi si fanno le feste del cinema o si interviene prontamente con chi lancia palline o colora la fontana di trevi…
vitaliano
http://yellowcar.wordpress.com
Marzo 18, 2008 alle 6:55 pm
Sui cosiddetti nomadi la vedo in un altro modo. Che siano Rom, Sinti o altro, per la maggior parte sono obbligati ad essere nomadi perché noi per primi non riusciamo a considerarli altrimenti. In realtà ormai solo una minoranza di essi sceglie il nomadismo, gli altri vivrebbero come noi “Gagè” se solo ne avessero l’opportunità. Oltretutto, molti di loro sono cittadini italiani, dunque dovrebbero essere trattati come tali, nel bene e nel male. Io che sono un cittadino italiano disoccupato e senza casa, con un reddito incerto e comunque inferiore ai 500 euro mensili, ho diritto ad un alloggio popolare indipendentemente dalle mie origini e dalla fedina penale: posso essere siciliano o toscano, pugliese o romagnolo, integerrimo o borseggiatore, in ogni caso ho diritto alla casa popolare se ho i requisiti previsti dalla legge. Ma se fossi Rom le cose cambierebbero e al massimo mi vedrei offrire – quando va bene – un container in un piazzale polveroso lontano dalla città. Pur essendo italiano e perfino elettore! A molti i nomadi, gli “zingari”, non piacciono; e si capisce che, se i loro unici contatti con essi sono legati ad episodi spiacevoli, faranno fatica ad accettare un ragionamento come il mio. Però io sono convinto che se si cambiasse il modo di affrontare la “questione nomadi” pensando a loro come cittadini e non più solo come a dei parassiti emarginati, e si offrissero loro le stesse opportunità offerte agli altri, le cose migliorerebbero rapidamente e di molto. La legge è uguale per tutti, si dice, ed è bene che sia così; però non è giusto invocarne il rigore solo quando c’è da punire. Applicare la legge sempre ed in maniera imparziale fa bene alla società ed alla legge stessa.
A scanso di equivoci: sono italiano, figlio di italiani e né io né la mia famiglia abbiamo mai avuto a che fare con nomadi.
Marzo 18, 2008 alle 9:51 pm
I nomadi hanno una storia e una diversa cultura. Ma ben venga la diversità! Se si potesse integrare realmente con le altre diversità, rispettando le stesse regole di un paese che le ospita. Il fatto è che queste regole non sono chiare e non c’è un’autorità sufficientemente autorevole che le faccia rispettare.
Marzo 18, 2008 alle 11:25 pm
Bisogna istituire regole. Ma come si fa se si è ipergarantisti come Veltroni, che dichiara di stare dalla parte dei più deboli, dopo che han subito “violenza”? Quelli della sinistra stanno sempre dalla parte dei morti… dopo che son morti. Vedi Repubblica.