Con Rutelli più poltrone per tutti

By alemannovincitu

Tra il 1994 e il 1996 il “boom”. Fu creato addirittura l’incarico di “coordinatore dei consulenti”
L’ex sindaco fu condannato per l’abuso di consulenze esterne ai danni dell’erario.

Difficile che un sequel faccia meglio dell’originale. Ma di certo può riservare qualche sorpresa. Francesco Rutelli, per esempio. L’ex “sindaco in motorino”, poi divenuto sindaco dei cantieri e ora, dopo la non indimenticabile esperienza di governo e qualche anno di “pane e cicoria”, di nuovo candidato per il Campidoglio, è senza dubbio sempre lo stesso. Ma bisogna stropicciarsi gli occhi per ricordarselo quando, scorrendo il suo “nuovo” programma in sei pagine per la capitale, dopo appena 16 righe saltano fuori propositi come questo: “Vogliamo motivare e rendere protagonisti i dipendenti del Comune”. Non male, detto dall’uomo che, da primo cittadino di Roma, è stato condannato proprio per l’abuso di consulenze esterne, ai danni del personale del Campidoglio oltre che dell’erario.
Tra il ’94 e il ’96 l’allora sindaco e alcuni dei suoi assessori costituirono corposi “staff” grazie ai contratti a termine: venne creato persino l’incarico di “coordinatore dei consulenti”, ovviamente esternalizzato anche quello. Non esattamente una manifestazione di stima e fiducia nei confronti delle professionalità dell’amministrazione. Molti dei “dipendenti del Comune”, ora di colpo rispolverati e messi in vetrina nel programma dell’ex vicepremier, non furono soddisfatti del nuovo corso rutelliano. E certo non lo fu la Corte dei conti, che aprì un’inchiesta per far luce sull’utilità delle assunzioni “esterne” tra il ’94 e il ’96, a seguito di un esposto di Alleanza nazionale. Il prosieguo della storia non fu piacevole per Rutelli. Nel ’97 le consulenze furono “liberalizzate” dalla legge Bassanini, ma l’intervento normativo era tardivo, e così nel ‘99 la Corte dei conti chiamò a giudizio per “responsabilità contabile”, chiedendo di restituire più di 3 miliardi, Rutelli e parte della sua giunta.
Compresa l’allora assessore al Bilancio, Linda Lanzillotta, moglie di Bassanini.
La condanna porta la data del settembre 2000 (confermata in appello due anni più tardi, con riduzione dei rimborsi a un quinto, e nel 2006 anche la Cassazione ha respinto i ricorsi dell’esponente del Pd). Per gli “effetti dannosi nei confronti del Comune di Roma cagionati dai suoi amministratori”, la magistratura contabile presenta, appunto, il conto a Cicciobello e ai suoi. Per la Corte gli incarichi sono “illeciti”, e gli stipendi pagati ai consulenti “costituiscono ingiusto depauperamento delle finanze del Comune di Roma”.
Rutelli e il gruppo di assessori “si sono resi responsabili di comportamenti illegittimi e illeciti nonché della violazione delle regole di efficienza, economicità ed efficacia in cui si compendiano i principi del buon andamento e della sana gestione ai quali deve essere improntata l’azione di qualsiasi amministrazione”, scrivono i magistrati contabili. Per loro, l’uomo che ora si ricandida a guidare la capitale, insieme alla sua squadra, volle assumere “a carico del bilancio comunale persone di fiducia utilizzando le norme disponibili ma disattendendo contemporaneamente il contenuto delle norme stesse ed i principi vigenti in materia”. “E tutto ciò – concludeva la Corte dei conti – senza valorizzare il personale in servizio nell’amministrazione comunale nei confronti del quale, invece, si è dimostrato un totale e ingiustificato atteggiamento di sfiducia”. Davvero un bel programma.

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