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Rutelli: ICI per sempre

Aprile 23, 2008

Il vice premier di Prodi è contro l’abolizione della tassa sulla prima casa

Una ne pensa e cento ce ne fa pagare, come l’Ici, l’imposta comunale sugli immobili. Gli italiani la considerano la tassa più odiosa e più ingiusta, perché colpisce uno dei diritti primari dei cittadini. Abolirla, almeno sulla prima casa, non ci sembra un’idea peregrina, eppure ‘Cicciobello’ Rutelli sostiene il contrario. Fa dei distinguo capziosi e dice: “Non sono d’accordo con chi propone di abolire l’Ici per tutti perché chi ha sette ville è giusto che l’Ici la paghi”. Forse si è confuso con i sette colli o forse vuole tassare pure loro.

È Roma la prima città d’Italia per le tasse. Ma l’unico che sembra non essersene accorto è il candidato sindaco del centrosinistra Francesco Rutelli, che ieri ha gettato la maschera: “Non sono d’accordo con chi propone di abolire l’Ici per tutti, chi ha 7 ville è giusto che l’Ici la paghi”. Un modo di confondere le acque, visto che finora il centrodestra ha sempre parlato di toglierla solo ed esclusivamente sulla prima casa.
Non ci sono dubbi, poi, sul fatto che la Capitale sia la “regina” delle tasse. Purtroppo per i contribuenti capitolini e le loro tasche la ricerca di Andoc (associazione nazionale dottori commercialisti) e centro studi Cives dello scorso ottobre parla chiaro: nella Città Eterna le famiglie e le imprese pagano più tasse rispetto alle altra grandi città italiane. La conferma arriva anche dal “Sole 24 ore” che pone Roma al secondo posto, dopo Siena, come gettito medio per abitante in base ai principali tributi locali (Ici, Irpef, Tarsu ed energia elettrica).
E andiamo a vedere proprio le imposte. Nel 2007 l’addizionale comunale all’Irpef è passata dallo 0,2 allo 0,5%, la tassa sui rifiuti (Tarsu) è aumentata del 16% per i privati, del 30% per le attività commerciali e addirittura del 50% per i ristoranti. L’Ici sulla seconda casa è passata dal 6,9 al 7 per mille. Su quella sulla prima casa, invece, c’è il trucco. Se nell’aprile 2006 è scesa dal 4,9 per mille al 4,6, infatti, lo scorso anno il Campidoglio ha deciso il riconteggio degli estimi catastali (su cui l’Ici viene calcolata). Risultato: un guadagno di circa 30 milioni di euro per il Comune, l’ennesima beffa per i contribuenti.
E veniamo allo studio Andoc-Cives. È stata presa in considerazione (per le nove città principali) un’ipotesi standard di una famiglia di quattro persone con un reddito annuo di 27mila euro che vive in 80 metri quadrati. Roma è seconda per l’incidenza delle addizionali comunale e regionale (dietro Bologna) e per la tassa rifiuti (prima Venezia), ma in tal caso la famiglia tipo paga il 75% in più di una fiorentina e il 33% in più di una torinese. Per l’Ici, invece, è “solo” quarta, ma, come detto, in questo caso non viene considerata la revisione degli estimi catastali decisa nell’ultimo anno. Ma è unendo le due tabelle che esce il dato più importante (e definitivo): Roma con 753 euro annui è prima per la tassazione locale più alta seguita da Bologna (746 euro) e Napoli (739), Milano è penultima con 561, chiude Firenze con 462. A questo primato al contrario va aggiunto che i servizi nella Città Eterna non sono all’altezza delle imposte elevatissime. Nella classifica della qualità della vita, infatti, è appena 51esima in Italia.